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OmbradiLestat

Certe stronzate non cambiano mai (Frame 137)
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March 03

Deviant [part 1]


Il tuo viso spinge lacrime tra le mie gambe.
Mani pesanti che premono sul ventre. Piangi preghiere.
Chiedi perdono a Dio.
Spilli di pioggia si piantano sulla nostra pelle bianca.
Il mare è una spugna calda sulla sabbia che assorbe il buio. Trascina con sé le tue vesti. Ho voluto le gettassi via. Dimenticarle.

Chiedi perdono gridando per il male.
Il male è un contorto amore che ci possiede come un germe. Lentamente scava. Si impossessa delle viscere. Le morde. Si nutre.
Le mie labbra ti osservano assenti.
Dirigono una melodia sottile. Espirata. Ti vedo tentare di stringere le mie note tra le strette rughe.

Ma ogni volta ti sfuggo.
Ti sfuggo da sempre.
Sin da quando mi hai presa.

È patetico il tuo inseguirmi.
Non hai più fiato.

Lascio il vento spingere il mio sussurro al largo. La pioggia rapire la mia ninna nanna, bucare l'acqua e lasciarla affondare dentro un ultimo sospiro.

 

La pressione lenta sul grilletto, dicevi, determina la rotazione del tamburo. L'inarcamento del cane dritto nei miei occhi ad inseguire piano il punto morto. Pungente il sapore metallico del cane che mi premi in gola.
Non ti ho mai detto quanto mi piaceva.
E poi lo scatto. L'eco ovattato nella mia bocca.
L'innesco del proiettile fantasma.

 

Leggo in me il sapore che si incastra nei silenzi.
Stringe così forte.
Così forte da lasciare il segno su questi polsi. Deviazioni pericolose. Transiti violenti nell'anima che lacera la pelle stessa dei palmi quando lasciano. Quando abbandonano. Per sempre.

 

Stanotte ho trovato dita immerse nel sonno.
Erano lì per soffocarmi. Non volevo più svegliarmi.

 

C'è in me una luce introversa che dagli occhi cade ai piedi dei passanti. Si scioglie tra le ombre proiettate. Regalerei magie al primo sconosciuto capace di calpestarla.
Sono carnefice delle favole irrisolte.

 

Ascolto i conati sotto docce bollenti. Brividi febbrili inseguono il lungo respiro. Rivedo i suoi occhi impotenti chiudersi tra le fotocellule. Le porte della metro che si spengono. Quel che resta di lui è morto dietro.
Avrei voluto spingerlo sotto il treno.
Volevo gridasse morendo due volte. Per me.

 

C'è un pensiero sporco che attraversa piano la mia veste. Mi spoglia. Impreca delizie assassine sottovoce. Il volto di lui spezzato versa sangue dentro la mia bocca. Il soffitto schiaccia lentamente il mio gemere. Ho piedi caldi che spingono. Il suo dolore è liquido sulle mie dita. Spengo gli occhi mentre le ingoio.
Mi ama ed io sto godendo del suo dolore.
Sono carnefice delle favole irrisolte.

 

Rido. Isterica. Dentro strette pareti inclinate.

 

In momenti improbabili mi concedo di scivolare. Giù.
In quel piccolo spazio che mi concedi io scivolo piano.
Dita che scivolano delicate sui capelli. Liberando il volto verso i morsi dell'aria stessa.
Il tuo.


Lo avverti questo rumore sordo. La presenza di un mimo incastrato dentro una pagina apparentemente solo bianca come il latte.
Eppure. C'è. Non ti lascia. Il tempo di un abbraccio, come infinitesima sutura.
Prima di spararti.


È galleggiare debole su questo tavolo del Glisse. Seguo rivoli di alcol scivolare dentro palmi umidi. Li vorrei caldi tra le mie cosce. Simon mi tira indietro premendomi il collo. Ed io slave abbandono il peso della testa. Trovo una macchia concentrica sul soffitto. Un sorriso distorto da asportare e buttare dentro il mio stomaco. Cristalli di luce ed altro liquido caldo a cullarmi la gola.
Crollo ancora in avanti ridendo.
Ridi cosa cazzo c'è da ridere quando ti dico che moriremo tutti mi dice Mel puttana ridendo anch'essa attraversandomi il cervello con il suo fiato caldo. Un eco bollente in cui mi butto cercando il suo viso e succhiando la sua lingua.
Il flash di Dorian ci rinchiude dentro una fotografia.

Vi amo. Da morirci proprio.
Moriremo tutti.
Il male è un contorto amore che ci possiede come un germe.
L'amore è un feto generato all'inferno e gettato sanguinante in cielo. Dove tutti possano vederlo. Strapparne un pezzo adoranti e battezzare il loro figlio del male.
La vostra amichevole Angel è qui in mezzo a voi pronta a baciare ventri gravidi.


Sebastian Gush
[mental zone/part 1]

January 01

Frames

"Marci custodi. Custodi di un amore putrefatto sottoterra. Proiettili contro cartelli stradali. Scagliate grida contro la notte veloce. Sangue dentro il nostro stesso sangue. E poesie alcoliche scritte e recitate. Divine parole bagnate di benzina. Poi fuoco e cenere scalciata via. Raccolta dal vento. Dentro cui abbiamo danzato in estasi. Avevamo bisogno di noi. Di noi stessi impressi con vigore. Cucire le nostre verità con ago e filo dentro al cuore. Farle divenire parte di noi indissolubile. E bisogno di braccia. Pance e petti e seni irrigati di lacrime a stringere occhi. Corpi tremanti. Fragili e forti in mezzo alla strada. Niente sarebbe stato per sempre. Il coraggio di lasciare entrare dentro la verità. Mentre la luna fatiscente decompone acide favole sopra di noi."

Tratto da: Acide favole
Di: Sebastian Gush
Racconto pubblicato su: Taccuino letterario Portosepolto 01

Puoi leggermi [dentro] qui:
OmbradiLestat

mail/msn contact:
ombradilestat@hotmail.com



October 06

Acide Favole di Sebastian Gush

 
 
 



Sebastian Gush è OmbradiLestat.
OmbradiLestat è Sebastian Gush.

Questo, è quanto.

***

[...] Marci custodi. Custodi di un amore putrefatto sottoterra. Proiettili contro cartelli stradali. Scagliate grida contro la notte veloce. Sangue dentro il nostro stesso sangue. Poesie alcoliche scritte e recitate. Divine parole bagnate di benzina. [...]

Tratto da:
Acide Favole di Sebastian Gush.
Sezione chinaski, Taccuino Letterario Portosepolto numero 01.

Per ordinare una copia:
infoportosepolto@gmail.com


Un doveroso ringraziamento a tutta la redazione di Portosepolto.
www.myspace.com/portosepolto



 
Una tua traccia sensibile, posala qui.

OmbradiLestat

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La scrittura. Sin dall'adolescenza, è ciò che considero la mia camera di decompressione emozionale. Definisco le parole liquido nero brillante riversato dalle vene alla carta. Sensibilità interiormente amplificate che precipitano dalla mente mutando in poesie, frame passati e presenti, stralci della mia personale visione della realtà.
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